Santa Maria, a margine del concentrico medioevale di Millesimo, fa parte di quel ricco insieme di chiese e cappelle rurali che si incontrano tra basso Piemonte ed entroterra ligure, testimonianze di una cultura popolare antichissima. La pieve di Santa Maria è collocata lungo l’asse viario principale che introduce nel paese e sulla riva del fiume Bormida, naturale percorso che ha determinato anche la disposizione del borgo; la chiesa è stata un elemento primario nella struttura urbanistica che l’aveva prevista, in un rapporto funzionale con il nucleo abitativo dislocato ai piedi della rocca emergente del castello Del Carretto. Ad attestare le origini remote di Santa Maria, non potendo soccorrerci una sufficiente documentazione d’archivio, può intervenire un’analisi scrupolosa delle sue strutture e del suo apparato decorativo. Le complesse vicende edilizie dell’edificio si collocano tra XI e XV secolo; la chiesa mantiene, almeno in pianta e in alcune porzioni dell’alzato, le fattezze originarie. Costruita su pianta basilicale, a tre navate terminanti in absidi piatte e priva di cappelle laterali, è orientata tradizionalmente verso est. Le strutture murarie rivelano, sul lato sinistro, una particolare distribuzione di mattoncini a lisca di pesce, tipologia costruttiva riferibile al IX e X secolo, che pertanto costituirebbe quel che rimane della fondazione più antica della chiesa; della stessa epoca le fondamenta dell’abside e il campanile. Quest’ultimo, piuttosto tozzo e rinforzato da lesene angolari in mattoni, è stato innalzato in epoca successiva al XIV secolo, assecondando un gusto ormai gotico. Il portale, incorniciato da un arco ad ogiva in mattoni, deve probabilmente riportarsi ad un’epoca tarda; a differenza del corpo della chiesa, massiccio, basso e di sicura tradizione romanica, esso rivela ormai modesti influssi gotici. Quattro robusti contrafforti quattrocenteschi sulla facciata conferiscono all’impianto un aspetto massiccio, focalizzando l’attenzione sul rosone centrale con cornice architettonica a rilievo. La funzione remota di pieve sembra provata anche dalla presenza di un fonte battesimale, scoperto vicino al portale maggiore nel 1883 e oggi collocato all’interno; la discreta capacità della vasca ha fatto pensare che essa fosse destinata a battesimi ad immersione, secondo la consuetudine primitiva della Chiesa. La vasca, non integra, è in pietra e ha forma ottagonale; presenta motivi decorativi a bassorilievo, con forme geometrico-vegetali stilizzate riferibili al XIV secolo, raffiguranti fiori e ruote legati ad una simbologia solare reinterpretata nel culto cristiano. A metà circa della navata sinistra, un piccolo ciborio addossato alla parete, a base quadrata con volta a crociera, offre modesti esempi di scultura arenaria. Un piccolo scudo scolpito a bande parallele celebra la vigile potenza carrettesca, probabile finanziatrice del lavoro, intorno alla metà del XIV secolo. L’area presbiteriale e le due navate laterali sono coperte da volte a crociera; l’aula ha invece una copertura a travature a vista completamente rifatta.

LA DECORAZIONE A FRESCO
I dipinti, diversi tra loro per stile e qualità, non costituiscono un ciclo unico, ma sono frutto di interventi successivi, compresi in un lasso di tempo che va dal maturo ‘400 ai primi decenni del secolo successivo. La superstite decorazione a fresco interessa la parte absidale, le due cappelle di fondo e i primi pilastri della navata. La volta a crociera della cappella della testata sinistra è occupata dai quattro Evangelisti; sono ritratti a mezza figura, seduti dietro uno scrittoio in prospettiva ed inseriti ognuno in un tondo, incorniciato da una doppia fascia bianca e nera. Non compaiono i tradizionali attributi che riconducono ai quattro esseri viventi dell’Apocalisse (leone, aquila, vitello e figura alata); il nome vergato sui cartigli consente l’identificazione degli Evangelisti. Sottarco dell’ultima campata laterale sinistra e destra: secondo un gusto compositivo diffuso in maniera piuttosto omogenea nel secondo ‘400 tra basso Piemonte ed entroterra ligure, i ritratti dei profeti sono inquadrati in uno sfondo neutro dalla tonalità verde bottiglia, profilato da un’alta cornice verde acqua. Alcuni profeti sono identificabili grazie ai cartigli ancora leggibili. Su alcuni pilastri di separazione delle navate compaiono le figure di San Giorgio, San Giacomo, Sant’Antonio abate, San Nicola da Tolentino. Sulla parete sinistra dell’abside un grande riquadro ospita la figura di Santa Marta in abiti monastici con la “tarasque”: la leggenda francese narra come la santa liberasse la città di Tarascona da un’orribile fiera, la tarasque appunto, che la infestava. E’ una scena devozionale, ad imitazione delle pale d’altare a fondo oro, collocabile tra fine ‘400 e inizio ‘500. Vicino a Santa Marta, un altro riquadro ospita il Martirio di San Sebastiano; il santo è legato ad un albero di quercia, simbolo della conversione al Cristianesimo, ed è giustiziato da un arciere e un balestriere in abiti tardo quattrocenteschi. Sulla parete di fondo dell’abside una mano ancora diversa e avvicinabile alla cultura alessandrina dei fratelli Boxilio (fine XV secolo) documentati nell’abbazia di Santa Maria di Rivalta Scrivia, ha dipinto entro false nicchie San Francesco e San Bernardino da Siena. Gli affreschi di Santa Maria extra muros, collocandosi ormai agli albori del XVI secolo, restano la testimonianza di quanto anonime botteghe di artisti attive in località di passaggio, potessero recepire dal risveglio culturale dei maggiori centri dell’Italia settentrionale.